Letture
La ragazza con la gonna in fiamme di Aimee Bender
- Autore
- Aimee Bender
- Editore
- Minimum Fax
L’ultimo libro pubblicato da Minimum Fax di Aimee Bender è in realtà un’edizione italiana del primo libro di Bender, una raccolta di racconti pubblicata in America nel 1998. Ci sono rimasto un po’ male quando l’ho saputo, speravo in una nuova opera successiva allo strepitoso libro che avevo letto poco tempo fa, L’inconfondibile tristezza della torta al limone, che però era uscito in America nel 2010 e, ripensandoci, un nuovo libro scritto in meno di un anno forse non era fattibile e forse è meglio così, così ho potuto leggere il libro d’esordio e vedere come la sua scrittura si è sviluppata da allora ad adesso.
Ci sono rimasto male anche perchè ho iniziato a leggerlo senza sapere che era una raccolta di racconti, mi è arrivato il pdf, l’ho messo sul kindle e ho iniziato a leggerlo: leggo il primo racconto che, io penso, è il primo capitolo e poi leggo il secondo capitolo, che è il secondo racconto, ma con il primo capitolo non c’entrava nulla, allora capisco.
Ecco, dopo queste due personali e autoinflitte delusioni, ho potuto apprezzare il resto del libro, ho potuto stupirmi della fantasia dell’autrice che, in ogni racconto, inserisce degli elementi fantastici, surrerali, trattandoli come se fosse la cosa più verosimile da raccontare. Ho letto in qualche sua intervista che una delle sue letture preferite sono i Fratelli Grimm e lo comprendo, la sua capacità di raccontare storie fantastiche, storie dove l’elemento reale convive e interagisce con il fantastico, avvicina molte delle sue storie alle favole. Alcune volte si lascia così prendere la mano dalle fiabe che il racconto inizia con il classico “C’era una volta…”.
Come molte opere prime, non è un libro perfetto e non tutti i racconti sono allo stesso livello e poi, si sa, i racconti sono un genere non così amato dal grande pubblico, preferiscono il romanzo, la storia lunga per appassionarsi dei personaggi, mentre il racconto, le poche pagine che il più delle volte non ti raccontano nemmeno una storia completa, ecco, quelle, pochi li amano.
Penso che in questo libro ci siano degli inizi fulminanti, è negli inizi che Bender introduce l’elemento fantastico, facendolo poi decantare lungo l’intero arco del racconto, quando ormai lo abbiamo dato per appurato.
Ecco un esempio:
“Una settimana dopo la morte di suo padre, mio padre si svegliò con un buco nella pancia. Non era un buchino piccolo, una leggera spaccatura nella pelle, era un buco grosso come un pallone da calcio che lo trapassava da una parte all’altra. Ora si poteva vedere quello che c’era dietro di lui, come fosse uno spioncino ingrandito.”
Cosa sarà questo buco nella pancia e poi perchè la madre avrà un parto alquanto strano? Ma forse la cosa più strana non è quello che succede a padre e madre, ma la reazione delle due giovani figlie, per nulla turbate da queste stranezze, sono loro, soprattutto la più piccola, che fa rientrare, con il suo atteggiamento e comportamento, la famiglia in una normalità che poteva sembrare irraggiungibile.
Ecco un altro esempio:
“C’era una volta un orfano che aveva il dono di ritrovare le cose perdute. I suoi genitori erano morti entrambi quando lui aveva otto anni: mentre facevano il bagno in mare l’acqua si era improvvisamente agitata, e ciascuno aveva tentato di salvare l’altro dall’annegamento. Il bambino si era svegliato da un pisolino, sulla spiaggia, solo. Dopo la tragedia, la comunità l’aveva adottato e allevato, e qualche anno dopo la morte dei genitori lui cominciò ad avere una percezione degli oggetti anche quando non erano in vista. Questa dote continuò a crescere di intensità per tutta l’adolescenza e intorno ai vent’anni il ragazzo era effettivamente in grado di ritrovare, a naso, occhiali da sole, chiavi, lenti a contatto e maglioni smarriti.”
Come non trovare, come un seme, le idee fantastiche che porteranno alla tristezza della torta al limone? Eppure anche qui la “dote” del bimbo nasce da un dolore, da una perdita e non fa altro che ricordare a gran voce la perdita e il dolore conseguente.
Quando Bender non utilizza il regsitro surreale, le sue storie hanno comunque dei tratti da situazione estrema, tutta funzionale al racconto: il marito che torna dalla guerra, alla fine, non è morto, non ha perso una gamba o un braccio, ha perso le labbra, non può più baciare: “Forse, pensava, se ti fossi concentrato di più le labbra ce le avresti ancora. Forse non sarebbe il caso di pensare a tua moglie che fa la spesa mentre ti stanno tirando delle bombe addosso. Forse dovresti proteggere certe parti del corpo in modo da farla felice quando torni a casa.”
La maggior parte delle storie sono raccontate al femminile, sono le donne che parlano, che agiscono, che soffrono:
“Ma quando mi sedevo a fargli compagnia ero solo io a parlare: Celia e i suoi Aneddoti. Voleva sapere, con grande insistenza, cosa avevo fatto in quarta elementare, perché all’epoca lui stava bene e non mi prestava molta attenzione. Era occupato ad atterrare in giganteschi aeroporti e concludere trattative. Sognava, all’epoca, di avere un figlio maschio e giocare a baseball in giardino. Ora sapevo che ringraziava Iddio di aver avuto una femmina. Un maschio se ne sarebbe già andato da tempo. Un maschio avrebbe vissuto disordinatamente a New York, calore di vino rosso in bocca e mani ben ferme su donne voluttuose, mentre suo padre dimagriva sempre di più in un letto a una piazza e mezzo sperduto nella campagna.”
e interpretano:
Quella notte, tardi, chiamai i miei e gli dissi che mi ero sposata, e mia madre strillò per la felicità e quando mio padre chiese: Lui cosa fa nella vita?, io dissi: Il panettiere. Sentivo che erano scettici sulla vita della moglie di un panettiere, ma gli dissi: Viviamo bene, e sono innamorata, e mia madre disse: Penny, l’importante è quello, congratulazioni, e mio padre grugnì ma capii che era contento: conoscevo la sua varietà di grugniti e quello era un grugnito di soddisfazione.
ender è particolarmente sensibile alla parte femminile, le sue storie sono storie, quasi tutte, raccontate da donne, a loro è dato di interpretare il mondo, a loro anche di
