Il sari verde

C’è scritto, all’inizio, che è un libro duro: se andate in cerca di cose allegre, passate oltre è la dichiarazione di apertura di questo lungo monologo di un vecchio che sta morendo.

Ma non pensavo fosse duro come leggere Le benevole di Littel, non mi aspettavo che la discesa nella mente del vecchio che sta morendo mi provocasse dolore.

Il vecchio che sta morendo è un violento che si atteggia a vittima ed in entrambe le cose è bravissimo, il campione del patriarcato. Anche allettato, da vecchio che sta morendo, è bravissimo nella violenza e nella manipolazione.

Le sue vittime sono tutte le donne che hanno avuto a che fare con lui, la moglie, la figlia, la nipote (è orfano il vecchio che sta morendo) e nel libro solo due sono vive.

Che sia una donna a scrivere i pensieri violenti misogini crudeli manipolatori di questo vecchio che sta morendo è una cosa che mi ha aiutato a leggere, a immergermi in quella vita, in quella violenza.

Lui non è un mostro, o lo è e lo rivendica: è la bravura dell’autrice a raccontare un uomo, la sua vita, la sua banalità della violenza, del male.

In libreria non penso di consigliarlo ma di mettere in guardia

 

Vivere nello spazio

Vivere nello spazio

Nell’agile libro che ha vinto il Booker Prize del 2024, l’autrice Samantha Harvey racconta 24 ore terrestri di sei astronauti a bordo della stazione orbitante (ISS). Sono due russi, Roman e Anton, una giapponese, Chie, uno statunitense, Shaun, una inglese, Nell, e un italiano, Pietro.

24 ore terrestri ed è necessario specificarlo perchè la prima cosa che può crollare vivendo in una stazione orbitante è il senso del tempo: in queste ore i sei astronauti possono assistere a 16 albe e 16 tramonti. Queste sono le cose che puoi imparare leggendo Orbital: la vita che gli astronauti devono fare, i loro compiti, minimi e importanti, quello che fanno per mantenersi vivi e pronti per il ritorno a Terra.

Almeno per me questo è il primo libro di fiction dove gli astronauti non sono personaggi di fantascienza e nemmeno eroi e questa fiction permette di immedesimarsi nella loro vita, nel loro quotidiano: a pag 105 è raccontato un bello scambio di punti di vista fra Nell, l’astronauta inglese, e suo marito, una che è nello spazio e se ne rimarrebbe sempre lì e uno che non si staccherebbe da terra (io propendo per la visione del marito).

 

Leggere Orbital, con l’alternarsi di mansioni quotidiane e descrizioni appassionate di quanto vedono da lassù, mi ha fatto venire in mente la prima foto della Terra fatta da un’astronauta, la prima volta che potevamo vedere il nostro pianeta da un punto di vista esterno: anche questo libro può essere la prima volta che la Terra viene raccontata da chi vive fuori da essa, in questo caso gli astronauti della ISS.

Non è un libro da flussi di coscienza e grandi dialoghi, i personaggi sono corerenti con il loro ruolo da astronauti (chi si fa pippe mentali evidentemente è meglio che non faccia l’astronauta)

Invece è un libro di amore verso il nostro pianeta e in qualche modo non potrebbe essere altrimenti, avendolo sempre davanti, sempre presente nell’alternarsi delle orbite.

Pietro è il mio astronauta preferito anche perchè, alla domanda “In questa era di viaggi spaziali, come si può scrivere il futuro dell’umanità”, risponde “Con le penne dorate dei miliardari”: nel libro ho trovato solo questo accenno di critica all’attuale corsa allo spazio ma spero che Orbital faccia riflettere non solo su come vivono gli astronauti adesso nella ISS (ad oggi che scrivo qui, ci sono ancora due astronauti bloccati lassù da giugno del 2024) ma su come può vivere l’essere umano nello spazio in un prossimo o remoto futuro.

Per chi volesse approfondire la questione “vita nello spazio” consiglio questo episodio della serie LOVE, DEATH & ROBOTS che rende bene, nel caso singolo, la “banalizzazione” dello spazio (un luogo di lavoro come un altro) e questo libro (anche se è un po’ troppo pop per i miei gusti) A city on Mars , soprattutto per la parte riguardante la legislazione spaziale (che, guarda caso, è molto meno solida e stringente di quella che regola l’utilizzo e lo sfruttamento dell’Antartide o degli oceani).

 

 

 

 

 

 

Di cosa parliamo quando parliamo di famiglia

Di cosa parliamo quando parliamo di famiglia

Inizio questo commento sul libro Piccoli preludi ringraziando l’autrice per come racconta i due personaggi maschili principali, Dexter e Philip: a loro e per estensione a noi maschi poteva andare molto peggio…

 

Questo libro è un romanzo femminista della casa e della famiglia: l’autrice volutamente racconta l’ambiente domestico mettendo in scena due famiglie, in cui la lei di una coppia, Elisabeth, e il lui dell’altra, Dexter erano amici/amanti un bel po’ di anni prima. C’è la coppia Dexter e Athena, con due figli, poi c’è Elisabeth che fa coppia con Philip che ha una figlia adolescente.

Un romanzo femminista, scritto negli anni ’80 in Australia da una scrittrice che nel romanzo precedente (Come piombo nelle vene, pubblicato sempre da Nottetempo) racconta gli amori ai tempi dell’eroina: essere in Australia (“Non siamo in America” ritorna più di una volta fra le cose che Garner fa dire ai suoi personaggi) più di quaranta anni fa deve essere tenuto in conto quando si legge il libro, notando come l’autrice fa muovere e parlare i suoi personaggi.

Ma al di là del fatto che nessuno in questo romanzo parli di relazione tossiche o di manipolazione o si vanti di essere una famiglia queer (anche se potrebbero esserle), quello che in questo romanzo brilla è la scrittura: un minimalismo alla Carver dispiegato in tutto il romanzo, con cambi di scena improvvisi e spiazzanti, con dilatazioni e restringimenti del tempo dell’azione, con dialoghi potenti, con la pressochè totale mancanza di monologhi interiori e la presenza ingombrante delle azioni, fatte o meno.

Riprendendo il titolo di un saggio sulla scrittura di Annie Ernaux, anche Helen Garner usa la scrittura come un coltello.

“Athena abitava, almeno il tempo di leggere un annuncio, in ciascun cottage assolato, affascinante appartamento vecchio stile, casa ariosa, pittoresca villetta a schiera, ampia camera con balcone e camino, alloggio collettivo dagli orti rigogliosi. I suoi figli si smaterializzavano, suo marito moriva di morte indolore precipitando da una montagna. E che tende che avrebbe cucito!”

 

scheda editore

 

 

 

Un anno di letture

Di seguito un articolo scritto a fine agosto 2024 e uscito a inizio dicembre 2024 sul terzo numero di RISGUARDI, la rivista dei librai e delle libraie pubblicata da ALI Promozione.

 

Il mio buon proposito per il 2024 non era una dieta né altro di salutare, almeno per il corpo, mi ero detto, sai che c’è, faccio un proposito con la P maiuscola, uno di quelli che ci devi pensare tutto l’anno, uno senza obiettivo preciso o meta da raggiungere, una di quelle cose che dopo sai che non sarai più lo stesso, se ce la fai: mi leggo tutte le novità.

Da noi non arrivano tutte (a chi arrivano 80mila titoli all’anno?), nemmeno quasi tutte, direi che ne arrivano poche. Arrivano quelle di alcuni editori, scelti e piaciuti, che hanno una caratteristica che li accomuna: fanno solo gli editori (non i librai, né i grossisti, né i distributori). Abbiamo questa fissa, sopportateci.

Sono poche ma comunque tante, se pensi di leggerle tutte. Siamo nell’ordine di centinaia ma si può sfoltire. Via fumetti, illustrati, ragazzi e YA, se devo morire travolto dai libri almeno da quelli che finora mi hanno tenuto in vita, cioè narrativa e libri pesi.

Mi piace come ha regolato le giornate e sostanzialmente la mia vita, come mi ha permesso di fare a meno con leggerezza di una gran parte della mia vita sociale, come questo proposito trasformato in azione ha risucchiato altre attività, come è diventato abitudine al pari di una corsa quotidiana. Mi piace che mi ha tenuto fermo, non mi ha dato tempo per pensare ad altre avventure librarie (soci e famiglia ringraziano).

Cosa faccio quando non leggo: dormo non tanto, lavoro poco più del giusto, mi faccio voler bene dalla mia signora, affianco mia figlia e mio figlio adolescenti, coltivo dipendenze, curo la casa, sfreccio in slalom fra turisti.

Cosa ho sacrificato per leggere: varie cose, per ora nulla di fondamentale e di certo in altre fasi della mia vita non avrei avuto il tempo.

Abbiamo ridotto le attività della libreria, non per farmi leggere ma dopo la pandemia. Questa riduzione è stato anche un modo per dire che non è più come prima, non può esserlo. Abbiamo ridotto gli orari. Abbiamo ridotto le presentazioni. Le abbiamo pure accorciate. Una delle due librerie, USATA, spesso è aperta su richiesta e su fiducia. Abbiamo una presenza eterea sui social, facciamo cartoline dalla libreria più che attività online.

Meno lavoro, questa condizione che ci siamo disegnati, porta ad avere più tempo e per me quest’anno significa più tempo per leggere.

Ma se poi più letture diventa più lavoro? Per evitare questo effetto indesiderato, non ho fatto nessuna recensione online nè altre attività collegate al libro letto. Il proposito era leggere, non esercitarsi con il marketing.

Finito un libro, mi scrivo su un quaderno titolo autore ed editore: ad aprile mi rendo conto che quest’anno potrò leggere circa 240 libri. Da gennaio a oggi che scrivo questo pezzo, a metà agosto appena tornato dal mare, ho letto 146 libri.

Ipotizzando di leggere 240 libri in un anno, se li dovessi comprare spenderei 4-5mila euro: potrei avere serie difficoltà con il mio reddito da libraio.

Il mio nuovo eroe è il protagonista del film Perfect Days di Wim Wenders: la sera arriva a casa e legge un libro e quando lo finisce ne va a comprare un altro. Di mestiere pulisce i bagni pubblici.

A lui evidentemente capitano dei libri migliori di quelli che leggo io perchè verso fine febbraio già non ne posso più. Dove sono questi libri interessanti, queste letture per cui oltre alla voglia di leggere chiedo anche dei soldi?

Per fortuna arrivano, e con loro i potenziali consigli di lettura anche se in libreria me ne chiedono sempre meno. Chi la frequenta spesso, la conosce. Chi capita per la prima volta, si orienta comunque. Mi consolo parlando di libri in cassa dopo che li hanno comprati, un modo per rinforzare l’acquisto.

Ma con tutte le letture che si accumulano, oltre a confusioni fra dove ho letto questo o quello, fra vita vissuta e vita letta, i consigli iniziano a premere per uscire fuori, per poter dire: Leggiti questo.

L’ho sempre fatto, ovvio, parlare di libri che ho letto, ma averne letti tanti, quasi tutti quelli che hai intorno, rende potenti.

Quanto tempo serve per leggere trecento pagine? Non me lo ero mai chiesto prima. Adesso prendo un libro e prima di tutto penso quante ore ci passerò insieme.

Mi ha fatto bene confondermi fra vita reale e libri, la dose massiccia di pagine quotidiane mi ha sempre tenuto in bilico fra vari mondi e vite, mi ha fatto bene come libraio e come persona, forse mi piace fare il libraio proprio per questo, per poter diventare migliore, per evolvere attraverso i libri.

Leggere alla fine è una delle migliori alternative al produci consuma crepa.

Non è l’unica e non è sempre vero, ma una lettura che ti riempia la testa e il tempo può essere veramente una alternativa al consumismo.

Possibile soluzione anche all’overtourism, scusate sono di Venezia: invece del libro da portare in vacanza, il libro che ti fa fare vacanza restando a casa.

Poter leggere un libro prima della sua uscita sarebbe molto comodo, quest’anno ci sono riuscito poche volte. Sarebbe comodo per evitare certi titoli che andranno comunque in resa. Mi è capitato di leggere libri fra l’ordine e l’arrivo in libreria ed è capitato che qualche titolo perdesse il diritto alla visibilità.

La grande forza della libreria è la sua fisicità, i libri, lo spazio che li contiene, i corpi di librai e libraie, di lettrici e lettori. La mia lettura continuativa permette di usare questo spazio al meglio, curando l’esposizione di un libro in rapporto agli altri libri esposti e anche togliendo spazio ai libri che non lo meritano.

I romanzi li leggo integralmente, a parte rarissimi casi, anche se non mi piacciono (quelli che ho solo iniziato e poi perso per strada non li considero fra le letture). Sto cercando libri che mi colpiscano, libri che non mi facciano sentire in colpa quando li vendo: la scelta è del cliente ma li sceglie fra quelli che la libreria sta proponendo. Mi rendo conto che quello che cerco in un libro è soprattutto una certa coerenza, fra stile e storia, fra narrazione e contesto, fra libro e editore: posso consigliare un libro che non mi è piaciuto o che io non leggerei ma non riesco a consigliare (e nemmeno a esporre in evidenza) un libro incoerente o scritto in modo sciatto.

Dei saggi posso leggere estratti sufficienti per valutare complessivamente il libro. Nei saggi valuto come è scritto ma soprattutto il contenuto: possiamo definire la MarcoPolo come una libreria radicale e, per semplificare, di sinistra dove un libro di Rampini stonerebbe.

Oltre alla novità, mi sono letto qualche libro che era rimasto indietro o altre letture casuali o letture che scaturiscono da libri appena letti: una delle cose più belle di questo esperimento di lettura è trovare libri tramite libri, da una lettura trovarne un’altra, da un libro iniziare un percorso di altre letture.

Leggo veloce, più veloce di come vorrei quando trovo i bei libri, perchè ci sono (evviva!) ma non ho tempo per leggere con l’attenzione che vorrei.

Se un libro mi ha davvero colpito, in bene o in male, lo dico alla casa editrice. Il mio feedback non è mai richiesto o sollecitato, è sempre una mia iniziativa contattare la casa editrice per lodare o dire merda di un titolo. Per la maggior parte delle letture, la mia opinione viene condivisa solo con i miei soci (che a loro volta condividono con me le loro) e con lettrici e lettori.

Non ho ancora finito l’anno di lettura delle novità e non ho conclusioni da condividere, ma qualche considerazione si può già fare.

Quest’anno le rese saranno fatte a cuor leggero, sarà più facile dire addio a un titolo che non ha venduto se sai anche perché non ha venduto, non ci saranno sensi di colpa (se avessi esposto meglio questo libro, se lo avessi letto) ma solo degli addii senza rimpianti. E sarà più facile tenere a scaffale quello che ho letto e in cui ho trovato qualcosa di interessante, anche se le vendite non saranno state all’altezza.

Che venga pubblicato troppo in Italia è un dato risaputo e condiviso. La stessa situazione si presenta alla MarcoPolo anche con una selezione ristretta di editori: gli editori che proponiamo potrebbero ridurre il numero di titoli e soprattutto curare maggiormente ciascuna novità. Lo sapevo già prima di iniziare quest’anno, dopo 8 mesi di letture continuative la consapevolezza (e la preoccupazione) è aumentata. Solo loro possono sapere cosa fare per invertire questa tendenza.

Il modello di crescita continua applicato al mondo dei libri può creare dei mostri. Preferisco un modello di cura continua e leggere tutto mi ha portato in questa direzione e ha confermato che la dimensione massima della libreria (in termini di editori, novità e titoli) è stata raggiunta.

Dati grezzi: basandosi sui criteri con cui ho scelto i libri da leggere (no fumetti, no libri per bambini, ecc.), dei 100 titoli più venduti in libreria durante questi primi 8 mesi del 2024, ne ho letti 75 (e quelli che non ho letto io, li hanno letti i miei soci); delle circa 400 novità arrivate, ne ho lette circa un terzo (i libri letti non sono tutte novità).

Chiudo con un appello. L’ultimo libro letto, uno dei più interessanti di questo periodo, è di Barbara Ehrenreich, Una paga da fame, una copia usata perché ormai non è più reperibile (è fra i 100 del NYT degli anni 2000). Ed ecco l’appello: Feltrinelli, chiunque tu sia, riportalo in libreria o lascialo fare ad altri.

 

 

 

Da quando è stato scritto l’articolo ad oggi ho continuato a leggere e alla fine del 2024 i libri letti sono la lista riportata alla fine. Rispetto a quanto riportato nell’articolo, da settembre 2024 ho iniziato a commentare sui social i libri che più avevo apprezzato e da gennaio 2025 iniziamo a scrivere le nostre opinioni di lettura sul sito della libreria

Libri che ho letto nel 2024
La Famiglia Sara Mesa LA NUOVA FRONTIERA
Scritti sulla/sotto droga Sadie Plant PRODUZIONE NERO
Come piombo nelle vene Helen Graner NOTTETEMPO
Stranieri a noi stessi Rachel Aviv IPERBOREA
Di me non sai Raffaele Cataldo ACCENTO
Catene di gloria Nana Kwa Adjei-brenyah SUR
Sad Girl Sara Marzullo 66TH AND 2ND
Corpi mobili Jane Sautière LA NUOVA FRONTIERA
Crisalide Anna Metcalfe NN
Le città e i giorni Filippo D’Angelo NOTTETEMPO
Venezia africana AA.VV. WETLANDS
Grande bro! Jenny Jägerfeld IPERBOREA
Cose che non voglio sapere Deborah Levy NN
Giochi di dolore Virginia Niri EFFEQU
Il passeggero Cormac McCarthy EINAUDI
I cinque misteri dolorosi di Andy Africa Stephen Buoro BLU ATLANTIDE
Museo di un amore infranto Fabrizio Bonetto ACCENTO
L’Italia dei libri Tommaso Munari EINAUDI
Il cliente Busken Jeroen Browers IPERBOREA
Fantasmi di New York Jim Lewis SUR
Sdraiati in affari Alain Mabanckou 66TH AND 2ND
Le navigazioni atlantiche Alvise da Mosto MURSIA
Una vita prima di questa Fernanda Trías SUR
La città dei 15 minuti Carlos Moreno ADD
Guerre culturali e neoliberismo Mimmo Cangiano NOTTETEMPO
Il pozzo vale più del tempo Ginevra Lamberti MARSILIO
I miei tre papà Jessa Crispin SUR
Cimarrón Miguel Barnet QUODLIBET
Chi dice e chi tace Chiara Valerio SELLERIO
Melinoe vestita di zafferano Nicola Brami BLU ATLANTIDE
King Kasai Christophe Boltanski ADD
I dettagli Ia Genberg IPERBOREA
Schiavi di New York Tama Janowitz ACCENTO
Il grande Nord Malachy Tallack IPERBOREA
Lettere a una nera Françoise Ega FANDANGO
Pagine azzurre Eleanor Perry SUR
Pulita Alia Trabucco Zerán SUR
La ribelle di Gaza Asmaa Alghoul E/O
Estranei Alessandro Gazzoli NOTTETEMPO
Filosofia maschile singolare Lorenzo Gasparrini TLON
Non è città per poveri Paola Somma WETLANDS
Il canto del profeta Paul Lynch 66TH AND 2ND
Tradire il grande fratello Leta Hong Fincher ADD
Il famiglio della strega Francesca Matteoni EFFEQU
Dopo il lavoro Helen Hester Nick Srnicek TLON
Storia incredibile dell’uomo con tre gambe Alberto Giuffrè MINIMUM FAX
Il cielo cent’anni fa Yulia Marfutova KELLER
Storia di mia vita Jan Gorczyca SELLERIO
Animali si diventa Federica Timeto TAMU
Mostri Claire Dederer ALTRECOSE
Anime insaziabili Kevin Jared Hosein NN
Toccami Francesca Ramsay BLU ATLANTIDE
Riposare è resistere Tricia Hersey BLU ATLANTIDE
Lo schiaffo Abbas Khider FANDANGO
Sulle strade di mio pafre José Henrique Bortoluci IPERBOREA
Oscura foresta Tatiana Salem Levy LA NUOVA FRONTIERA
Lo spirito del mondo come un salmone Moritz Rudolph TLON
La famiglia una storia ruandese Piero Veronese E/O
Mappe dei nostri corpi spettacolari Maddie Mortimer IL SAGGIATORE
Il problema dei tre corpi Cixin Liu MONDADORI
Resta solo il fuoco Micheliny Verunschk 66TH AND 2ND
Venezia la città ritrovata Paolo Barbaro MARSILIO
Fare femminismo Giulia Siviero NOTTETEMPO
Puri uomini Mohamed Mbougar Sarr E/O
Vorrei essere qui John Harrison MERCURIO
The Human Machine Team Y.S. AMAZON
Aniko Anna Nerkagi UTOPIA
Quanto vale una balena Adrienne Buller ADD
Eva dalle sue rovine Ananda Devi UTOPIA
150 acri Melinda Moustakis BLU ATLANTIDE
Fare mondi Ian Cheng TIMEO
Padiglione di riposo Camilo José Cela UTOPIA
Impromptu Reid Hoffman SP
La forma della luce Emmanuel Iduma WETLANDS
Tutte le ore e nessuna Asli Erdogan TAMU
Il libro dell’oca Yiyun Li NN
Maeve Cj Leede MERCURIO
Caffè Paradiso Massimiliano Gioni JOHAN & LEVI
Eva Claire Horn ADD
La variabile Rachel Caroline O’Donoghue NN
Lo potevo fare anch’io Francesco Bonami MONDADORI
Bruceremo Caterina Serra VANDA
La rivoluziuone secondo Raymundo Mata Gina Apostol UTOPIA
Il mio sottomarino giallo Jon Kalman Stefansson IPERBOREA
Guinzagli Giuseppe Nobile ACCENTO
Ultima generazione AA.VV. TLON
I confidenti Charlotte Gneuss IPERBOREA
It Starts With Us Colleen Hoover SPERLING & KUPFER
Essere fragili Joan-Carles Mèlich IL SAGGIATORE
Traffic Ben Smith ALTRECOSE
Quel che non ha nome Piedad Bonnet CODICE
Ogni quattro anni CSB AA.VV. IPERBOREA
Riaffiorano le terre inabissate M. John Harrison BLU ATLANTIDE
Il costo della vita Deborah Levy NN
Il giardino contro il tempo Olivia Laing IL SAGGIATORE
L’impulso Lidia Yuknavitch NOTTETEMPO
Il manuale della femminista guastafeste Sara Ahmed FANDANGO
Tacco alto Summer Brennan 66TH AND 2ND
L’impero dei non sensi Kathy Acker PRODUZIONE NERO
L’Africa e il mondo AA.VV. ADD
Il segreto dei Cardinal Jocelyne Saucier IPERBOREA
Biografia di X Catherine Lacey SUR
Il lupo Sasa Stanisic IPERBOREA
Peregrinazioni lagunari Petra Codato WETLANDS
Il manuale del fosforo e dei fiammiferi Matteo Terzaghi QUODLIBET
I limiti del mio linguaggio Eva Meijer NOTTETEMPO
Solo i santi non pensano Mattia Tortelli FANDANGO
Cose che non si raccontano Antonella Lattanzi EINAUDI
L’età fragile Donatella Di Pietrantonio EINAUDI
Invernale Dario Voltolini LA NAVE DI TESEO
Per un’ecologia pirata Fatima Ouassak TAMU
Romanzo senza umani Paolo Di Paolo FELTRINELLI
Gargoyle Jake Hanrahan PRODUZIONE NERO
Bassa Fedeltà Enrico Monacelli PRODUZIONE NERO
Un’estate grandiosa Ewald Arenz KELLER
La luce difficile Tomas Gonzalez LA NUOVA FRONTIERA
Here comes the sun Nicole Dennis-Benn 66TH AND 2ND
Hotel Madridda Grazia Verasani MARSILIO
I ricordi dell’avvenire Elena Garro SUR
Disorientamento Ian Williams KELLER
The Bird Hotel Joyce Maynard NN
Pomodori rosso sangue Diletta Bellotti NOTTETEMPO
Incorreggibili Paola Moretti 66TH AND 2ND
Elise o la vera vita Claire Etcherelli L’ORMA
L’età del fuoco John Vaillant IPERBOREA
L’implosivo Roberto Mandracchia MINIMUM FAX
Aut-aut Elif Batuman EINAUDI
Il buio scese sull’acqua Kerstin Ekman IPERBOREA
La vita profonda Martina Fedda NOTTETEMPO
Alla gola Henry Hoke MERCURIO
Tre donne nella vita di Vincent Van Gogh Mika Biermann L’ORMA
Prima della festa Sasa Stanisic KELLER
L’abolizione della specie Dietmar Dath PRODUZIONE NERO
Tutto questo fuoco Angeles Caso MARCOS Y MARCOS
In orbita! Bae Myung-hoon ADD
Cadavere squisito Agustina Bazterrica ERIS
La cucina italiana non esiste Alberto Grandi MONDADORI
Cose vive Munir Achemi LA NUOVA FRONTIERA
Oceano rosso Han Song ADD
L’industria degli influencer Emily Hund EINAUDI
Noi e la morte di Stella Marlen Haushofer L’ORMA
L’Africa non è un paese Dipo Faloyin ALTRECOSE
Come scrivere dell’Africa Binyavanga Wainaina 66TH AND 2ND
Il fuoco che ti porti dentro Antonio Franchini MARSILIO
Città che ride Temin Fruchter MERCURIO
Una paga da fame Barbara Ehrenreich FELTRINELLI
L’arte che abbiamo attraversato Anna Peyron ADD
Il Cristo iracheno Hassam Blasim UTOPIA
La parabola del seminatore Octavia Butler SUR
Kibogo è salito in cielo Scholastique Mukasonga UTOPIA
Interpretazioni dell’amore Jane Campbell BLU ATLANTIDE
Vita, vecchiaia e morte di una donna del popolo Didier Eribon L’ORMA
Vite ribelli, bellissimi esperimenti Saidiya Hartman MINIMUM FAX
Saltblood Sangue salmastro Francesca De Tores NE/ON
Armand V Dag Solstad IPERBOREA
Stanze Abitare il desiderio Luca Molinari NOTTETEMPO
Il videogioco del mondo Stefano Gualeni TIMEO
Il padre della menzogna Brian Evenson NOTTETEMPO
Terre piatte Noreen Masud ADD
Pranzo di famiglia Brian Washington NN
Paradiso terrestre Laura van der Berg MERCURIO
Isole Nicolas Jaar TIMEO
La vita contro Rita Ragonese FAZI
Erediterai la terra Jane Smiley LA NUOVA FRONTIERA
Under Jungle James Sturz BLU ATLANTIDE
Tagliare il nervo Anna Pazos NOTTETEMPO
La più brava Carolina Baldinelli NUTRIMENTI
Qui non c’è niente per te, ricordi? Sarah Rose Etter LA NUOVA FRONTIERA
Una cosa per la quale mi odierai Erich Mou FANDANGO
Narciso Matt Colquhoun PRODUZIONE NERO
Contro natura Lorrain Daston TIMEO
Arab3 e queer Elias Jahshan TAMU
Bruttezza Moshtari Hilal FANDANGO
CSB il Novecento AAVV IPERBOREA
Visione notturna Mariana Alessandri NOTTETEMPO
I mangiatori di Buddha Barbara Denick IPERBOREA
La rivolta Enrico Prevedello NOTTETEMPO
La donna dai piedi nudi Scholastique Mukasonga UTOPIA
Santa Rossana Turone NN
Lo studente del divino Michael Cisco MERCURIO
Golem di New York Adam Mansbach SUR
Gloria Andres Felipe Solano SUR
Theodoros Mircea Cartarescu IL SAGGIATORE
I Palestinesi Jean Genet IL SAGGIATORE
Una maschera color del cielo Bassem Khandaqji E/O
Nostalgoritmo Grafton Tanner TLON
Novella politica Brunoi Frank KELLER
Femminismo terrone Claudia Fauzia e Valentina Amenta TLON
Kairos Jenny Erpenbeck SELLERIO
Potere e progresso Daron Acemoglu, Simon Johnson IL SAGGIATORE
L’arte di scrivere male Francesco Trento TLON
Verdissime Daniela Gambaro NUTRIMENTI
Storia notturna Carlo Ginzburg ADELPHI
Nero Luca Giommoni EFFEQU
Ascensione Martin Macinnes SUR
Il nucleare non fa bene al clima Herve Kempf EINAUDI
L’incidente in bicicletta Joyce Carol Oates IL SAGGIATORE
Atti umani Han Kang ADELPHI
La casa della luce Yoko Ogawa IL SAGGIATORE
Piccola storia grande Marion Fayolle NN
Scrivere oltre la razza bell hooks IL SAGGIATORE
Noia terminale Suzuki Izumi ADD
Flux Jinwoo Chong MINIMUM FAX
Lucy rivista AAVV ADD
Autobiografia Aleksandra Kollontaj FELTRINELLI
Amelia Anna Burns KELLER
Intermezzo Sally Rooney EINAUDI
Non dico addio Han Kang ADELPHI
Sarajevo Miljenko Jergovic KELLER
Prontyo intervento Mariana Leky KELLER
Venezia Guida alla selva Sara Marini PRODUZIONI NERO
La scrittura come un coltello Annie Ernaux L’ORMA
I futuri di Venezia AAVV MAZZANTI
Il matto di piazza libertà Hassam Blasim UTOPIA
Le sedie crudeli Brabara Comyns SAFARA
La vegetariana Han Kang ADELPHI
Quel che piace a me Francesca Alinovi Giulia Cavaliere ELECTA
Il Capitale dell’antropocene Saito Kohei EINAUDI
Winners take all Anand Giridharadas PENGUIN
Privatocrazia Chiara Cordelli MONDADORI
Corpo, umano Vittorio Lingiardi EINAUDI

 

Indipendenti variabili

Di seguito un articolo scritto a febbraio 2024 e uscito a inizio maggio 2024 sul secondo numero di RISGUARDI, la rivista dei librai e delle libraie pubblicata da ALI Promozione.

Durante l’ultima edizione di Testo ero stato invitato a parlare in un panel intitolato “Dove si compra un libro” (1). Ero pronto a parlare a favore delle librerie indipendenti, pur non essendo lì a rappresentare nessuno se non me stesso e la MarcoPolo.
Invece poi le domande ci hanno portato da altre parti e mi sono ritrovato, con volti noti e volti amici fra il pubblico, a parlare dell’importanza del vuoto.
Si stava parlando ovviamente di libreria e chi aveva parlato prima di me diceva qualcosa sull’importanza del libraio (e della libraia, aggiungo io). Non sarò io a non dare loro importanza, è il mestiere che faccio ormai da più tempo (2), ma una delle nostre attività è la gestione dello spazio della libreria e il vuoto è una particolare forma dello spazio.
Qualcuno ha parlato di libri di piatto, durante il panel. Ho detto che se devo pensare a un negozio come una libreria in una scala che va dalla galleria d’arte al supermercato, starei più dalla parte della galleria d’arte, sarei più verso un lavoro di curatela. Se poi ci pensate, anche al supermercato tutti i prodotti sono di piatto: divisi ordinatamente in modo che sia tutto chiaro e possibilmente veloce.

Dicevo del vuoto. Quando parlo di vuoto in libreria parlo di spazio per stare in libreria, banalmente per camminare. Fra uno scaffale e un altro, fra un tavolo e un altro. Ma anche spazio di visione, spazio orizzontale per vedere. E spazio per i libri e per la scoperta.
E vuoto anche come assenza di libri, come quantità non opprimente, come esposizione di una selezione curata e non di una sovrabbondanza.
Di vuoto come limite, che anche i limiti che una libreria si dà la fanno diventare quello che è. (3)

Durante il panel è stato detto “network indipendente di librerie” e avrei voluto dire qualcosa al riguardo, per esempio iniziare dicendo che essere libreria indipendente non è un bollino di qualità, non è una garanzia culturale. Ma lì non ho avuto tempo e modo di affrontare l’argomento e per questo vorrei tornare qui sul tema dell’indipendenza.

Prima però spiego da dove scrivo. La mia posizione è privilegiata: quando ho aperto la prima libreria l’affitto era relativamente basso e mi ha consentito di imparare il mestiere facendo. Venivo da un mondo aziendale più complesso di una libreria. Ho trovato due soci, Sabina e Flavio, e solo grazie a loro si è potuta realizzare la MarcoPolo di oggi. La libreria dove lavoro come libraio è a Venezia, e già qui potrei fermarmi, chiunque ha visto o ha un’idea di questa città. La libreria si affaccia su un campo splendido con tre grandi università intorno. La città dove vivo è problematica ma ne conosco poche di città che non lo sono; quindi me la vivo e ho il privilegio e la responsabilità di poter agire per la città anche attraverso la libreria. A Venezia (considerando solo la città d’acqua) ci sono circa quaranta librerie (4) per poco meno di 50mila residenti ma siamo invasi dal turismo, tragedia e ricchezza allo stesso tempo; la penultima libreria aperta nel 2023 è una Feltrinelli ed è la più piccola d’Italia. L’ultima, la libreria Karass, una piccola libreria di genere, è nata anche grazie alla nostra cura.

Negli ultimi tempi vedo crescere fra le librerie in franchising (5) l’orgoglio di definirsi libreria indipendente, le UBIK (6) sono il caso più evidente e numeroso ma non sono le uniche. Anche il numero di queste librerie affiliate è in continua crescita e si sono affiliate diverse librerie indipendenti al circuito UBIK, anche storiche: in alcuni casi è evidente che l’affiliazione fa superare momenti di difficoltà pregressi, in altri è invece una scelta di gestione della libreria.

Mi sembra doveroso che le librerie UBIK rivendichino la loro indipendenza nella scelta dei libri dei loro assortimenti ma penso anche che sia il minimo che la clientela (interessata al concetto di indipendenza) pretenda da una libreria. Penso che questa sia autonomia e non indipendenza, come un adolescente che è autonomo ma non indipendente dai genitori o una regione che è autonoma ma non è indipendente da uno stato centrale: essere o non essere affiliate, essere o non essere parte di un franchising comporta delle differenze e non solo per le condizioni commerciali (7)

Quali sono le librerie considerate indipendenti a livello istituzionale? Cioè quali sono le librerie che la pubblica amministrazione considera indipendenti? Perchè è la pubblica amministrazione che può supportare in modo differenziato le diverse realtà economiche.
Per esempio, l’applicazione della Tax Credit è diversificata fra librerie, librerie affiliate “con imprese che esercitano l’attività di edizione di libri, periodici e altre attività editoriali, o che facciano capo a gruppi distributivi” e librerie di catena. Le librerie UBIK rientrano nella definizione di affiliate con imprese che fanno capo a gruppi distributivi (8)
Altro esempio: da poco è stato istituita in Veneto, da parte di SIL, AIB e Regione Veneto, la giornata delle librerie indipendenti del Veneto: scorrendo l’elenco non c’è nessuna libreria in franchising (9).
Dal punto di vista istituzionale mi pare chiaro un diverso approccio fra librerie indipendenti (devo dire “del tutto” indipendenti?), librerie in franchising e librerie di catena. Le librerie indipendenti sono quelle che sono sole (10), senza cioè nessun legame di interdipendenza economica (e quindi di protezione) con aziende dell’industria editoriale (editori o distributori che siano).

Oltre il livello istituzionale, guarderei la questione dal punto di vista delle filiera editoriale.
Il chiamarsi indipendenti perché ci si sente indipendenti non mi preoccupa.
Mi preoccupa che si voglia fare passare l’affiliazione come l’unico modo di essere libreria, quasi come se fosse il new normal per essere libreria indipendente.
Mi preoccupa che lo si dica ai corsi librai, se vuoi aprire l’unica possibilità è il franchising.
Mi preoccupa che librerie una volta indipendenti e ora affiliate non dichiarino l’affiliazione come se avessero semplicemente cambiato fornitore e non fatto un passo molto più sostanziale e di posizionamento di campo.
Mi preoccupa perchè si omette sempre che il franchising è, per i gruppi editoriali e distribitivi, il modo più semplice ed economico per prendersi il segmento di mercato delle librerie indipendenti.
Mi preoccupa perchè l’affiliante (UBIK, Feltrinelli, Mondadori e anche COOP) conosce nei dettagli non solo le vendite di ciascun editore e titolo di ciascuna delle librerie affiliate ma esattamente il fatturato, il valore di magazzino, gli indici di rotazione e le rese.
Mi preoccupa perchè l’affiliante non ha bisogno di imporre il singolo titolo ma gli basta presidiare (non imporre) alcune delle scelte di assortimento delle librerie affiliate (11) per indirizzare l’80% del fatturato.
Mi preoccupa perchè le librerie affiliate non potranno più essere parte di una sana dialettica all’interno della filiera editoriale, una dialettica che dovrebbe vedere tre attori distinti (editori, distributori e librerie), perchè si sono alleati (affiliati) con un gruppo che fa capo a un editore o a un gruppo distributivo.
Per questo dico che una libreria affiliata non è una libreria indipendente ma una libreria inter-dipendente: se pure una singola libreria può agire come una libreria indipendente (assortimento, attività), è l’intera rete delle librerie affiliate che opera in modo molto simile alle librerie di catena (12).

Nessuna libreria ha vita facile ma chiamarsi indipendenti quando si è affiliate significa rendere ancora più difficile la vita alle librerie indipendenti, togliere a quanti sono rimasti senza alcuna rete di protezione (e senza il vantaggio del conto deposito su tutto) anche l’ultima forma di distinzione nei confronti di un certo tipo di pubblico. Per questo mi sento di scrivere queste righe, per questo invito le librerie indipendenti a sforzarsi di trovare forme di cooperazione fra di loro e invito le case editrici che hanno difficoltà a trovare spazio a inventarsi forme di collaborazione con librerie sensibili a questo tema.

Sarà sempre chi legge a scegliere dove comprare i libri e il mio augurio è che lettrici e lettori abbiano la possibilità di scegliere fra molte librerie diverse, di diverso tipo, di diversa metratura, di diverso assortimento e non solo fra diverse librerie in franchising.

 

 

Note
(1) 23 febbraio Dove si compra un libro Quattro protagonisti del mondo librario si confrontano su questo complesso e affascinante mercato Jacopo Gori (direttore generale librerie Giunti al Punto), Claudio Moretti (libraio indipendente librerie MarcoPolo, Venezia), Barbara Nardi (direttrice generale del polo canali di vendita, librerie ed e-commerce Gruppo Feltrinelli), Tiberio Sarti (amministratore delegato Librerie Ubik) – Modera Maddalena Fossombroni (Testo, Firenze)
(2) Prima di fare il libraio, dal 1991 al 2003 ho lavorato in aziende di automazione con funzioni di progettazione, assistenza a produzione e after sales
(3) I limiti che la MarcoPolo si impone sono vari, per esempio la dimensione del settore di libri su Venezia o lo spazio espositivo principale di narrativa dedicato solo a scrittrici
(4) Considerando tutti punti vendita delle librerie di libri nuovi, le librerie dell’usato e antiquarie e i bookshop museali
(5) Librerie in franchising o librerie affiliate sono le librerie legate da un contratto di affiliazione commerciale con un soggetto terzo che fornisce beni e/o servizi
(6) sul sito UBIK https://www.ubiklibri.it/home.html le librerie affiliate (oltre 150 https://www.emmelibri.it/gruppo/#retail )
(7) UBIK, agendo come unico fornitore delle librerie affiliate, garantisce il conto deposito per tutto l’assortimento: quella che potrebbe essere la condizione commerciale di default fra distribuzione e librerie diventa invece il premio per l’affiliazione
(8) Per vedere dove si posiziona UBIK nella struttura del Gruppo Messaggerie https://www.messaggerie.it/il-gruppo/struttura-del-gruppo.html#gallery-2
(9) https://www.librerieindipendenti-veneto.it/
(10) Ho ritrovato da poco questa citazione di Pasolini ”La mia indipendenza, che è la mia forza, implica la solitudine, che è la mia debolezza”
(11) Anche nelle librerie vale il principio di Pareto: con il 20% dei titoli più venduti si fa l’80% del fatturato
(12) chi ha dubbi su questo può rivolgersi direttamente ai piccoli editori che hanno a che fare con il centro acquisti dei vari franchising